
La terza giornata del FESTIVAL DELLA POESIA E DELLE ARTI 2025 è stato dedicata a San Francesco d’ Assisi. Ho aperto il mio intervento ricordando il grande fascino della figura di San Francesco, un uomo capace di unire radicalità evangelica, poesia e visione spirituale. Oggi, più che mai, la sua presenza torna al centro dell’attenzione culturale: stanno
uscendo numerosi libri dedicati a lui, anche in vista delle grandi celebrazioni del prossimo anno, quando in tutta Italia verrà reintrodotto il 4 ottobre come festa nazionale, in quanto San Francesco è il patrono e protettore dell’Italia. Ho poi ricordato che l’anno prossimo ricorreranno gli ottocento anni dalla scomparsa di San Francesco, un anniversario che
coinvolgerà il Paese intero. San Francesco ci ha lasciato non solo il Cantico, ma anche preghiere, due Regole e alcuni biglietti autografi: un patrimonio che testimonia la sua voce viva nella storia e nella nostra vita culturale.
Nel contesto del festival dedicato alla cultura di pace, ho approfondito la figura umana e storica di Francesco, soffermandomi sul suo ruolo di straordinario portatore di pace. La sua capacità di parlare al cuore delle persone di ogni epoca, la sua scelta di disarmata fraternità e la sua vicinanza agli ultimi rappresentano ancora oggi un modello da seguire. Ha partecipato da giovane alla guerra fra Assisi e Perugia, dove è stato fatto prigioniero, finendo in prigione per circa un anno. Riscattato dal padre,
dopo una difficile convalescenza decide di partire come crociato andando ad imbarcarsi in Abruzzo, ma a Spoleto ha un’apparizione e sente una voce che gli dice che se vuole seguire veramente Dio deve indossare “altri calzari”. San Francesco si ferma, capisce che la strada da seguire non è quella e torna indietro. Si disfa del cavallo e dell’armatura e decide di non toccare mai più le armi, ma piuttosto di diventare un operatore di pace. Il tema della riconciliazione e del perdono saranno centrali nella sua predicazione, nel suo operato e nei suoi scritti.
Un momento centrale dell’incontro è stato dedicato agli al Cantico delle Creature, il primo testo autorevole in volgare e simbolico punto d’avvio della nostra letteratura, di cui ricorrono ottocento anni dalla sua composizione. Ho cercato di illustrarne la ricchezza poetica e spirituale, che è alla base dell’ordine francescano e di un nuovo modo di concepire la natura e il creato -ben lontano dall’eresia catara che si era ampiamente diffusa e portava a screditare e condannare tutto ciò che era carnale – portando invece a lodare tutto ciò che Dio ci ha dato in dono, in quanto tutte le creature sono vestigia di Dio. Fondamentale in questo testo è anche il tema del perdono; in particolare i versi che ha dedicato a questo tema sembra siano da ricondurre ad un episodio accaduto realmente, ovvero a quando San Francesco riuscì a far riconciliare il podestà e il vescovo di Assisi dopo un litigio. Ad esso si aggiungono poi il tema della letizia, dell’ umiltà e della morte, “sorella morte”. Il Cantico è stato interpretato in una lettura a due voci da Antonetta Carrabs e Annina Pennati.
Di seguito ho introdotto il Canto XII del Paradiso, dedicato alle figure sorelle di San Francesco e San Domenico. Dante presenta san Francesco attraverso la voce di san Bonaventura, offrendo un ritratto luminoso e profondamente ammirato. Francesco appare come un astro nascente, un “sole” che si leva da Assisi per irradiare il mondo con la sua povertà perfetta e il suo amore ardente per Cristo. Dante ne esalta la radicalità evangelica, la scelta della spogliazione totale e la forza spirituale che lo spinge a seguire la via della croce con gioiosa dedizione. La sua unione sponsale con “Madonna Povertà” diventa simbolo di un ritorno autentico al Vangelo, capace di rinnovare la Chiesa. Attraverso questo encomio, Dante fa di Francesco un modello di purezza e riforma, un punto di luce che illumina il cammino dei beati.. Anche il canto è stato letto a due voci da Carrabs e Pennati, rendendo omaggio alla grande tradizione spirituale e poetica italiana.
L’incontro è stato allietato dagli intermezzi musicali di Matteo Torresetti al violoncello, che hanno dato respiro e intensità ai vari momenti dell’incontro.

L’ospite annunciato, Davide Rondoni, purtroppo non ha potuto raggiungerci. Rondoni, oltre a essere una delle voci poetiche più importanti del nostro panorama contemporaneo, è presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni francescane che si svolgeranno in tutta Italia. In sua assenza, è stata letta una pagina del suo ultimo libro, La ferita, la letizia (Fazi), dedicata al tema della letizia. Abbiamo scelto un passaggio in cui l’autore riconduce la parola “letizia” a “letame”, spiegando come l’uomo veramente lieto sia colui che si lascia “concimare” da Dio. È stata letta anche la parte in cui San Francesco stesso racconta che cosa sia per lui la vera letizia, un insegnamento ancora di grande forza e valore. L’incontro si è svolto nella Sala da Ballo della Villa Reale, gremita di pubblico, trasformandosi in un percorso intenso tra spiritualità, poesia, musica e memoria, nel segno di un santo che continua a illuminare la nostra storia collettiva.



