Letteratura e critica - Libri d'arte
Il lavoro dell'artista è il continuo scavo nel mistero Francis Bacon

Elisabetta Motta: Mostri e prodigi

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Mostri e prodigi di Elisabetta Motta
Mostri e prodigi di Elisabetta Motta

In Mostri e prodigi (Pendragon, 2021) Elisabetta Motta introduce il lettore nel mondo affascinante di alcune creature fantastiche già presenti nella mitologia antica e facenti parte di un ricco patrimonio culturale e archetipico che ci è giunto attraverso i bestiari, la letteratura, l’arte, la musica.

Nel volume esse trovano nuova vita anche attraverso i testi inediti di alcuni poeti: Paola Turroni (La sirena); Matteo Marchesini (Il basilisco); Giuseppe Conte (L’unicorno); Giancarlo Pontiggia (La fenice); Fabio Pusterla (La chimera); Tiziana Cera Rosco (Il grifone); Valerio Magrelli (Il centauro); Davide Ferrari (Il drago). Una incursione nel mondo del soprannaturale e del magico impreziosita dalle musiche di Vincenzo Zitello (scaricabili attraverso un codice QR) e dalle tavole incise all’acquaforte di Luciano Ragozzino, riprodotte fotograficamente. Le prime 99 copie contengono un’acquaforte originale firmata e autografata dall’autore.

Introduzione dell’autrice

In Mostri e prodigi il lettore viene introdotto nel mondo affascinante di alcune creature presenti nella mitologia antica e facenti parte di un ricco patrimonio culturale che ci è giunto attraverso i bestiari, la letteratura, l’arte. Tali figure ancora oggi non hanno esaurito la loro carica simbolica e continuano a riaffiorare alla superficie della contemporaneità rappresentando le nostre paure, i nostri lati più oscuri e nel contempo gli aspetti prodigiosi del reale, le nostre speranze. Per questo costituiscono una fonte inesauribile di ispirazione anche per gli artisti contemporanei e uno stimolo per i lettori di ogni epoca.

Occorre precisare fin da subito che nella sua accezione originaria monstrum (da monēre) ovvero «essere la cui anomalia costituisce un avvertimento», solitamente di origine divina, non corrisponde affatto al nostro modo di intendere la mostruosità. Il monstrum latino contiene già in sé anche il prodigium, il segno profetico, che svela cose future. Un esempio chiarificatore ci è fornito da Virgilio che nel III libro dell’Eneide ricorre al termine monstrum sia per descrivere Polifemo mentre porta al pascolo il suo gregge (v.658) che per indicare la pianta cresciuta sopra il cadavere insepolto di Polidoro (v.26).

Ancora in tale accezione è considerato da S. Agostino (De Civitate Dei, XXI, 8, 5) che lo riprende dai classici: i mostri servono a mostrare appunto il manifestarsi della gloria di Colui che ha creato ogni aspetto della natura vista come una sorta di testo cifrato, in cui ogni elemento è signum, cioè simbolo che allude ad “altro”, a verità spirituali e religiose e il prodigio è un segno visibile dell’onnipotenza divina.

I bestiari e in particolare i libri dei “mostri” – opere didattiche nelle quali alle descrizioni degli animali veri e immaginari seguono i relativi significati morali – sono testi che fioriscono nel Medioevo e riuniscono in parole e immagini le conoscenze teologiche del tempo. Attraverso di essi il lettore viene introdotto al mondo simbolico e allegorico e viene guidato in un itinerario spirituale.

Col passare dei secoli il termine monstrum ha accumulato su di sé diversi significati, ma è stato l’empirismo della rivoluzione scientifica a dar vita ad un processo storico inarrestabile che progressivamente ha escluso sempre di più il prodigioso dal reale.

Oggi può essere definito mostruoso tutto ciò che mescola elementi che per natura dovrebbero essere separati; ciò che esprime una devianza rispetto ad una norma e sovverte l’ordine naturale; ciò che incarna le nostre paure ma nello stesso tempo ci affascina; ciò che è brutto o repellente o moralmente perverso o cattivo. Si privilegia dunque l’utilizzo del termine nella sua accezione negativa, con la sola esclusione del caso in cui è impiegato per indicare una persona straordinariamente dotata, con talenti non comuni.

Questa distinzione nel concepire la mostruosità fra l’oggi e il passato deve essere ben chiara al lettore che si avventura in questo percorso, così come deve tenere presente che le rappresentazioni che appaiono ai moderni come «favolose» non lo erano necessariamente agli occhi degli antichi.

Se oggi è difficile credere all’esistenza di unicorni, grifoni e altre creature ritenute frutto dell’immaginazione, è tuttavia impossibile sottrarsi alla loro incomparabile potenza simbolica che perdura nel tempo.

Un esempio può essere costituito dalla sirena, figura che più di altre ha saputo adattarsi a qualsiasi habitat culturale e che di continuo affiora nella modernità. La sua carica attrattiva basata sulla seduzione, che viene non solo dal corpo ma soprattutto dalla conoscenza, continua ad esercitare il suo fascino sugli uomini di ogni epoca, spinti dal comune desiderio di fare esperienza, sapere, incontrare. Così pure la fenice, il mitico uccello che rinasce dalle sue ceneri, conserva una straordinaria diffusione anche nell’immaginario moderno poiché è associata in senso lato alla resilienza, termine che indica la capacità di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà della vita, di reagire e rialzarsi più forti di prima. E che dire della chimera che, se da un lato continua a simboleggiare un’idea vaga o un sogno impensabile, dall’altro per via del suo ibridismo è giunta ad incarnare i nuovi traguardi della moderna sperimentazione genetica? Se il centauro esprime il nostro sentirci incompleti, individui duali, sempre a metà, il grifone rimanda invece al bisogno di protezione e custodia, mentre al contrario draghi e basilischi incarnano le forze indomabili della natura e le nostre paure più profonde. L’unicorno, animale in cerca di purezza ad un tempo docile e temibile, appare oggi in corsa verso l’abbattimento di ogni frontiera di genere, utilizzato come immagine benaugurante e, per via della sua asessualità, come insegna dai transgender e durante i Gay Pride.

Ripensare a queste figure significa dunque in fondo riscoprire che fanno della nostra anima e del nostro inconscio, del nostro passato e del nostro presente.

«Non si ritorna indietro verso il mito, il mito lo si incontra di nuovo quando il tempo vacilla fin dalle fondamenta sotto l’incubo di un pericolo estremo». Queste parole di Ernst Jünger (Il trattato del ribelle) forniscono certamente, almeno in parte, una spiegazione al perché proprio durante il periodo della pandemia da Covid19 abbiamo avvertito il bisogno di lavorare su queste figure che ben incarnano il periodo di “mostruosità” e di incertezza che ci siamo trovati a dover affrontare. La situazione di imprigionamento forzato, la paura del dilagare del virus, mostro invisibile e per questo ancora più subdolo e temibile rispetto a quelli che vengono descritti nel volume, hanno modificato profondamente la nostra vita, il nostro modo di relazionarci e di pensare e tutto ciò non poteva lasciarci indifferenti e non influenzare anche l’attività creativa. La sensazione di essere in balia di forze più grandi di noi e di vivere una sorta di spiazzante odissea ci riporta continuamente a volgerci indietro per capire meglio chi siamo, chi stiamo diventando e in quale direzione ci stiamo dirigendo.

In fondo il valore della cultura sta proprio nel tendere continuamente i fili fra presente e passato per tessere una tela che tenga insieme popoli e culture differenti annodando credenze, valori condivisi, comuni immaginari.

Se ho parlato al plurale è perché questo testo è stato concepito come un insieme organico con il lavoro dell’arpista Vincenzo Zitello che ha interpretato musicalmente i vari personaggi mitologici: le sue composizioni sono nate proprio durante il periodo del lockdown durato alcuni mesi del 2020. Le musiche da considerarsi come parte integrante – ma direi anche integrativa – dell’opera sono scaricabili attraverso un link presente nelle diverse sezioni di riferimento, ma hanno trovato anche vita propria in un CD dal titolo Mostri e prodigi.

Nel contempo Luciano Ragozzino, artista ed editore di libri d’arte, avvalendosi della sua formazione scientifica di biologo e della sua passione per il mondo animale ha lavorato alle incisioni (otto in tutto).

Con la consueta maestria, partendo dalle raffigurazioni classiche ne ha dato una propria libera ed efficace interpretazione, regalandoci delle immagini che si imprimono nella memoria per la loro forza evocativa.

Riprodotte all’interno del volume, le tavole aprono i vari capitoli e introducono il lettore in un itinerario che si snoda dalla sirena al drago forse in modo non sempre lineare, ma non privo di una sua coerenza.

Accanto ai numerosi e inevitabili riferimenti al mito classico e ai bestiari medievali, ci si è soffermati su alcuni aspetti letterari, non trascurando significativi rimandi all’arte.

Prezioso il contributo di alcuni poeti che attraverso i loro versi inediti hanno dato nuova vita a queste figure mitologiche: Giuseppe Conte, Tiziana Cera Rosco, Davide Ferrari, Paola Turroni, Giancarlo Pontiggia, Valerio Magrelli, Matteo Marchesini, Fabio Pusterla.

In particolare per alcune figure come l’unicorno, la fenice e il drago, nate in Oriente, si è reso necessario considerarle solo nel contesto occidentale non potendo dedicare ad ognuna di esse una più ampia trattazione. Alle numerose note poste a fine di ogni capitolo sono affidate le indicazioni delle fonti ma anche gli approfondimenti, alcune citazioni e curiosità che ho ritenuto doveroso e interessante inserire. Naturalmente ognuna di queste figure meriterebbe una ben più ampia trattazione essendo un mondo a sé, chiedo venia dunque al lettore per tutto ciò che ho tralasciato, omesso o dimenticato.

https://music.apple.com/us/album/mostri-e-prodigi/1560829853

cd di Vincenzo Zitello -Mostri e prodigi
link: cd di Vincenzo Zitello -Mostri e prodigi
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Elisabetta Motta View posts by Elisabetta Motta

Sono scrittrice, autrice di articoli, recensioni, interviste e saggi critici sulla poesia contemporanea. Amo l’arte in ogni sua forma, in particolare mi affascina in poesia il binomio parola / segno. Ho avuto la fortuna di incontrare nel corso degli anni alcuni piccoli editori che realizzano libri d’arte e poter collaborare alle loro edizioni con i miei testi critici. Come operatrice culturale organizzo eventi per La Casa della Poesia di Monza (di cui sono Vicepresidente dal 2015) nello splendido scenario della Villa Reale e del parco. Insegno lettere da molti anni in un liceo artistico a dei ragazzi meravigliosi ai quali cerco di trasmettere la mia passione per la poesia e per la bellezza e la convinzione che il lavoro dell’artista è il continuo scavo nel mistero. E di certo continuerò, finché avrò voce e fiato per farlo.

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