
Al Teatro Binario di Monza, il 23 ottobre 2025, in occasione della Giornata dedicata alla Salute Mentale, abbiamo attraversato insieme le ombre e le luci di Alda Merini, poetessa che seppe trasformare un destino difficile in un canto d’amore, con un concerto letterario dal titolo Ombre e ciclamini.
L’incontro, introdotto dalla psichiatra Milena Provenzi, ha aperto uno sguardo profondo sul tema della follia in relazione alla psichiatria.
Da parte mia ho ripercorso la vita di Alda, nata a Milano nel 1931, ragazza prodigio scoperta giovanissima da Giacinto Spagnoletti e Manganelli a cui si era legata sentimentalmente, poi travolta dalle ferite dell’amore, della povertà e dalle lunghe stagioni di internamento psichiatrico.
Una donna che ha conosciuto l’abbandono e la marginalità, ma che non ha mai smesso di scrivere, anche nei momenti più oscuri, affidando alla poesia la propria sopravvivenza. La sua Milano dei Navigli, gli amori intensi (due matrimoni e altri legami profondi e talvolta impossibili), la maternità negata e ritrovata, gli amici e gli editori Alberto Casiraghy e Vanni Scheiwiller che non l’hanno mai abbandonata, la rinascita poetica degli anni Ottanta grazie anche a figure di spicco come Raboni e Maria Corti, il successo mediatico e la frequentazione dei salotti televisivi: tutto in lei è diventato voce che brucia e consola

Antonetta Carrabs ha dato voce ai suoi versi più intensi, tratti da La Terra Santa e L’altra verità. Il diario di una diversa, restituendo al pubblico l’eco dell’inferno manicomiale e insieme il vertiginoso slancio mistico della poetessa.
La lettura si è alternata alla musica: l’arpa con brani di Vincenzo Zitello, ha creato un paesaggio sonoro capace di dialogare con la sua parola, amplificandone emozioni, ferite e illuminazioni. Un omaggio corale a una donna che ha saputo attraversare il dolore e tornare ogni volta alla poesia, trasformando la follia in visione e la vita in canto.


